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Racconto - Il contadino e la pietra

Sono una persona normale e sento la pressione che avviene in questo momento sulla società civile per via della crisi.

Lascio stare di parlare di chi è la colpa, ho solo una certezza: NON È COLPA MIA!

Certamente ho momenti di tristezza, di rabbia, di ribellione è mi sento impotente, ma non mi voglio arrendere e allora, cerco appigli da tutte le parti e così scorrono nella mia mente tante storie di persone che sono andate avanti, nonostante abbiano attraversato dei momenti davvero tragici

Anche le storielle mi vengono in aiuto e ringrazio chi li ha scritte!

Eccone una di autore anonimo:

Il contadino e la pietra
In tempi antichi un re fece collocare una pietra enorme in mezzo ad una strada. Quindi, nascondendosi, rimase ad osservare per vedere se qualcuno si sarebbe preso la briga di spostare la grande pietra che troneggiava in mezzo alla strada.

Alcuni mercanti ed altri sudditi molto ricchi passarono da lì e si limitarono a girarle attorno; altri protestarono contro il re dicendo che non manteneva le strade pulite, ma nessuno di loro provò a muovere la pietra da lì. Ad un certo punto passò un campagnolo con un grande carico di verdure sulle spalle; avvicinandosi all’immensa roccia poggiò il carico al lato della strada per tentare di rimuoverla.

Dopo molta fatica e sudore riuscì finalmente a spostare la pietra, spingendola fino al ciglio della strada. Tornò indietro a prendere il suo carico e notò che c’era una piccola borsa nel luogo in cui prima stava la pietra.

La borsa conteneva molte monete d’oro e una lettera scritta dal re che diceva che quell’oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla strada. Il campagnolo imparò quello che molti di noi neanche comprendono: “Tutti gli ostacoli sono un’opportunità per migliorare la nostra condizione.”
– Anonimo

locandina 23 04 2012

Musica, favole, racconti, giochi per bambini :-)

Questa è la locandina del concerto per bambini del 23 aprile 2012 al teatro Savio di Palermo.

Questa è la presentazione del concerto:

La Favola Vagante, continua con la sua programmazione di concerti per bambini secondo l’innovativa e rivoluzionaria strategia del suo progetto educativo.

Tre favole ed un gioco musicale in prima esecuzione mondiale, con
metafore nuove e moderne:

  • la democrazia

  • la libertà

  • le potenzialità dell’individuo

  • la donazione

Tutto in un contesto di gioco e coinvolgimento!

Non perdere questa occasione di far divertire i tuoi bambini dando
dei messaggi importanti! e… portati qualche fazzoletto, ci sarà da
“piangere” dal ridere!

PS di seguito trovi i collegamenti a queste straordinarie favole e al gioco musicale.

La storia del cerino di Cleonice Parisi

Tutto è possibile di Giovanni Ferraro

Tre in uno di Giovanni Ferraro

Danza delle bollicine gioco musicale di Giovanni Ferraro

Info(chiocciola)lafavolavagante.it

una viola al polo nord

Auguro a tutti i lettori di questo mio modesto blog, una felicissima Pasqua! E lo faccio come di mia abitudine con una favola: Una Viola al polo nord di Rodari.
Favola che esprime appieno il sacrificio della Pasqua…      “La violetta mandò un profumo più intenso,

lo sforzo la esaurì sino all’estremo sacrificio ma, bisognava pure che qualcuno cominciasse.

Una viola al Polo Nord

Una mattina, al Polo Nord, l’orso bianco fiutò nell’aria un odore insolito e lo fece notare all’orsa maggiore (la minore era sua figlia):

- Che sia arrivata qualche spedizione?

Furono invece gli orsacchiotti a trovare la viola. Era una piccola violetta mammola e tremava di freddo, ma continuava coraggiosamente a profumare l’aria, perché quello era il suo dovere.
- Mamma, papà, – gridarono gli orsacchiotti.

- Io l’avevo detto subito che c’era qualcosa di strano, – fece osservare per prima cosa l’orso bianco alla famiglia. – E secondo me non è un pesce.

- No di sicuro, – disse l’orsa maggiore, – ma non è nemmeno un uccello.

- Hai ragione anche tu, – disse l’orso, dopo averci pensato su un bel pezzo.

una viola al polo nord

Prima di sera si sparse per tutto il Polo la notizia: un piccolo, strano essere profumato, di colore violetto, era apparso nel deserto di ghiaccio, si reggeva su una sola zampa e non si muoveva.

A vedere la viola vennero foche e trichechi, vennero dalla Siberia le renne, dall’America i buoi muschiati, e più di lontano ancora volpi bianche, lupi e gazze marine.

Tutti ammiravano il fiore sconosciuto, il suo stelo tremante, tutti aspiravano il suo profumo, ma ne restava sempre abbastanza per quelli che arrivavano ultimi ad annusare, ne restava sempre come prima.

- Per mandare tanto profumo, – disse una foca, – deve avere una riserva sotto il ghiaccio.

una viola al polo nord

- Io l’avevo detto subito, – esclamò l’orso bianco, – che c’era sotto qualcosa.

Non aveva detto proprio così, ma nessuno se ne ricordava.

Un gabbiano, spedito al Sud per raccogliere informazioni, tornò con la notizia che il piccolo essere profumato si chiamava viola e che in certi paesi, laggiù, ce n’erano milioni.

- Ne sappiamo quanto prima, – osservò la foca. – Com’è che proprio questa viola è arrivata proprio qui? Vi dirò tutto il mio pensiero: mi sento alquanto perplessa.

- Come ha detto che si sente? – domandò l’orso bianco a sua moglie.

- Perplessa. Cioè, non sa che pesci pigliare.

- Ecco, – esclamò l’orso bianco, – proprio quello che penso anch’io.

Quella notte corse per tutto il Polo un pauroso scricchiolio. I ghiacci eterni tremavano come vetri e in più punti si spaccarono. La violetta mandò un profumo più intenso, come se avesse deciso di sciogliere in una sola volta l’immenso deserto gelato, per trasformarlo in un mare azzurro e caldo, o in un prato di velluto verde.

Lo sforzo la esaurì.
All’alba fu vista appassire, piegarsi sullo stelo, perdere il colore e la vita.

Tradotto nelle nostre parole e nella nostra lingua il suo ultimo pensiero dev’essere stato pressapoco questo: – Ecco, io muoio… Ma bisognava pure che qualcuno cominciasse… Un giorno le viole giungeranno qui a milioni.

I ghiacci si scioglieranno, e qui ci saranno isole, case e bambini.

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